Paola Romano

“Bianca, luminosa

pura-riflettente.
Amica di notti romantiche
appena immaginate:
luna nuova, tu, spagnola,
mi hai seguita e ogni dove accompagnata.” (Marbella, agosto 1990)

VOCE DEL VERBO LUNARE (da “Plenilunio Fantastico”)

Paola Romano riversa la sua globale umanità nella realizzazione di quello che insieme al Sole è l’astro considerato come il più importante: al calar della sera di ciascun giorno della nostra esistenza, la Luna infatti ci sovrasta luminosa. Apprendiamo da studiosi come dalla Luna dipenda il mutare di molti fenomeni naturali, le maree ad esempio; su basi non scientifiche ma piuttosto probabili, si fonda un’altra teoria, secondo la quale la Luna possa regolare gli umori, i destini e gli affetti dell’essere umano, come in genere si afferma nell’astrologia citando le Fasi Lunari.

Un pensiero costante a cui mi afferro caparbiamente, è che nella vita, tutto il bene che una persona è in grado di generare, lo fa lasciandolo scaturire dall’energia propria e positiva che questi possiede, al di là di regole e limitazioni imposte, ma solo seguendo il proprio istinto immutabile.
In questa circostanza precisa, davanti alle Lune molteplici di Paola Romano, più volte mi sono domandata se l’artista nel dedicare tanto tempo alla creazione di questi soggetti “sono parte di me, oramai”, sia stata consapevole di quanto la sua scelta per questo tema, possa oggi stimolare più di una singola percezione sensoriale – la più estetica fra tutte -per cui si riscontra che “il bello nell’arte” è qui adesso presente in questa Mostra, ma che con i sensi si può andare anche oltre. Dalla lettura così sistematica e organica che questa situazione ci offre, emerge la conferma dell’esistenza di un filo logico, di una coerenza interiore e di un controllo formale che fa di ogni singolo pezzo un’opera risolta in un suo preciso equilibrio.
Nella simbologia la Luna è definita l’elemento del “divenire e del mutare”, così come del “rinnovato sorgere della Nuova Figura”: nelle opere di Paola Romano il senso del divenire si identifica con il mutare della materia stessa che l’artista manipola, fino al raggiungimento della forma sferica, perfetta per eccellenza. Una perfezione estetica, appunto. Qual’è dunque il percorso che ci accingiamo a seguire? E’ Paola Romano che prende esempio dall’elemento astrale e lo interiorizza a sua immagine e perfezione rendendolo tale, o è un aspetto della completezza sentimentale della donna artista che motiva la materia nel suo divenire così diversamente inesprimibile. Vi è tuttavia un’ulteriore soluzione a questa incertezza: la preesistenza di un influenza astrale, a cui spesso Paola Romano fa riferimento nella sua vita professionale, che si direbbe davvero illuminare, al di là della più generale cognizione emotiva dell’artista, il suo operare in modo assolutamente istintivo.

Ecco la ragione che induce ad associare questa fase artistica all’identità dell’artista stesso: la scelta istintiva di Paola Romano per un elemento che nella simbologia alchemica rappresenta l’argento e che nell’iconografia cristiana viene spesso paragonata alla Vergine Maria. La scelta per l’astro a cui è conferito l’ambito più vasto dell’aldilà, ma che di fatto secondo la tradizione leggendaria ebraica è delusa dal non poter superare con il suo splendore il Sole: è come interpretare il rammarico di Paola Romano attraverso le sue stesse parole di puro entusiasmo per la vita, “che non deve mai venir offuscato da alcun altro sentimento negativo”. Come una meteora, velocissima affiora anche nell’artista, la visione della Luna che si oscura come il leggendario presagio del Giudizio Universale. Ma la Luna ritorna presto simbolo vincente con cui di fatto nella mitologia venivano raffigurate le Amazzoni guerriere dell’antichità, armate dell’ascia bipenne dalle lune ricurve. Una forza combattiva che Paola Romano ha chiesto loro in prestito per esercitarla nella propria esistenza e nel suo operare di ogni giorno. Le sue Lune non sono più copia di una realtà ma realtà esse stesse: il referente è l’astrazione dall’idea e la ricostruzione di questa attraverso un’operazione poetica, altamente concettuale. Le Lune tornano vive, riflettendo la vitalità interiore dell’artista: sono luminescenti, talvolta quasi di un bianco candido capace di abbagliare. Il colore del bianco argenteo, del rosso purpureo e il loro variare di tonalità via via sfumando d’intensità fino a trasformarsi in altro, riflettono i mutamenti naturali e più irruenti che provengono dal pianeta Terra, riproducendo quel sentimento di Paola per la vita, mentre indaga lo spirito e l’anima del mondo. Le Lune intrise di magico realismo appaiono come degli scatti fotografici della Nasa e insieme sono l’espressione di una verità simbolica e spirituale che qui e ora si fonde in quest’unica esperienza artistica. Esse sono piene di significati, mentre le si osservano, il messaggio che si percepisce non è solo quello che è più evidentemente rappresentato, ma va oltre, come se volessero narrare la loro nuova trasformazione ad un livello sia fisico che semantico. Creare intorno alle Lune una sorta di mistero, affinché prima o dopo lo si lo possa risolvere, è il percorso qui suggerito dall’artista per il raggiungimento finale della felicità interiore di ciascun essere umano. Una sorta di psicoanalisi artistica, una strada più breve e meno evidente per raggiungere una maggiore consapevolezza interiore. Si tratta di un’esercitazione più intuitiva che riflessiva, che spiega il motivo del reiterarsi dello stesso tema iconografico. Per la Romano in ogni Luna realizzata c’è come il tentativo di avvicinarsi, ogni volta di più, al centro dell’ignoto, alla riscoperta di un pianeta misterioso e senza vita, le cui varianti danno l’idea della realtà o forse dell’irreale.
Un messaggio pittorico con cui Paola Romano ci mette in diretto contatto visivo, parole che si nutrono di materia, colore ed esperienza creativa, per dire che la conoscenza può dissolvere l’ignoranza, ma non potrà mai chiarire il senso del mistero.

Miriam Castelnuovo