Olga Donati

VERITA’ INTERIORE

Olga Donati è una donna eccezionale, di spiccata sensibilità creativa, che stimolata di continuo verso la ricerca di una propria verità stilistica, ha fatto del suo operare un motivo esistenziale. Come fosse aria che respira e cibo con cui si nutre, l’artista sente di dover muovere il proprio corpo modellando la materia con passione e toccandola con le mani, assecondarla quando ancora fredda e inerte. Deve imprimerci se stessa e trasmettervi tutto il calore umano, lo stesso che normalmente Olga sprigiona vivendo con veemenza qualunque sia la situazione da affrontare.

Olga Donati è proprio lì, dentro la sua opera, in quel convulso e tumultuoso avvolgimento della materia che lentamente va sciogliendosi, lasciando intuire una delicata apertura, un ampio respiro a polmoni aperti per dare vita ad una forma fluida, quasi evanescente e leggera, che culmina proprio come fosse un bocciolo subito prima della sua fioritura. Le sculture svettano con slancio dinamico verso cieli aperti immaginari, circoscritte da netti contorni seppur irregolari, che ricordano le torsioni Michelangiolesche oppure i sacri Totem: in entrambi i casi ci riconducono sulle tracce e sulle testimonianze del più lontano passato umano, in una rivisitazione che senza confini attraversa la storia nel tempo e nello spazio. Si assiste ad una più intima identificazione di Olga con la natura e con le sue continue germinazioni, che ne fanno pulsare le sculture: l’artista tesa a cogliere con fine sensibilità gli echi di questa invisibile forza creatrice, la trasmette nelle sinuosità indefinite che ondeggiano sulle superfici delle sue opere, che ora ne assorbono, ora ne riflettono la luce, ottenendo variazioni addirittura cromatiche. Diversamente, l’essenza di Olga si scorge sfogliandone i propri corpi nudi, risultato di una visione intuitiva che tuttavia suggerisce una assoluta padronanza ancora una volta di ispirazione accademica. Ella si rapporta non solo tecnicamente ma idealmente con la materia inerte, rendendola artisticamente viva e pregnante di umana forza comunicativa.

Sottesa da un profondo bisogno di autenticità, la ricerca si fa conquista esigente di una realtà ignorata, che l’opera, testimone della propria gestazione, deve poter dire. Così come un ritorno al passato, il desiderio di attingere alle origini è in Olga un elemento preminente rispetto al senso estetico, che tuttavia permane in quanto dato intrinseco a tutta la sua produzione artistica. Le sculture di Olga Donati racchiudono uno stilema personale per cui le figure si avvolgono in conclusi volumi, levigati quanto basta per consentire al bronzo di assorbire la luce e impregnarsene, ma senza risultarne violato, bensì concedendo maggior risalto alle linee e alle forme che passano attraverso di esso.

Questi corpi nudi, composti e fondamentali, né artefatti né esangui, rispecchiano il particolare stato emotivo dell’artista: l’universo a cui questi soggetti ci avvicinano converge di fatto con i modi della sua rappresentazione, a costruire un arte che coltiva l’essenzialità. Questo perché Olga avverte il bisogno di interrogare in profondità l’essere umano e il mondo che da esso prende forma e che di fatto le appare un mero riflesso di pensieri e di idee la cui origine è ai suoi occhi imperscrutabile. E’ un’esigenza di approfondimento e di penetrazione che necessariamente comporta una volontaria liberazione da tutto quanto è altro da sé, spogliandola di tutto, mettendola a nudo, esattamente come avviene con i corpi delle sue sculture. Tuttavia l’amore per la forma e il volume, spinge quest’artista a imprimere in ogni corpo un individualità assoluta che si colloca di fatto come l’unica padrona dell’atmosfera e dello spazio. Olga, prima ancora di vedere finita la sua opera, impiega il chiaro scuro disegnandone i contrasti già nella sua mente, per appropriarsi consapevolmente dell’esistenza di una terza dimensione: la profondità.

Olga Donati in questo modo raggiunge un equilibrio stilistico ed interiore di cui è complice il necessario distacco delle sue sculture dallo spazio. Solo in questo modo l’opera acquista significato di valore assoluto: l’unica verità, la stessa che Olga pensava di trovare al di fuori di sé.

Miriam Castelnuovo