Natino Chirico

Natino Chirico riscopre la bellezza del nostro tempo

Le nostre vite scorrono veloci e impalpabili come l’acqua tra le dita di una mano. Le ore passano rapide, scandite da un ritmo frenetico che ci accomuna tutti, talvolta quasi con ridicolo orgoglio. Stiamo assistendo ad una “nuova era”, dove questo stesso istante non è abbastanza meritevole per essere vissuto: piuttosto potrebbe rappresentare una perdita di tempo nell’attesa di raggiungere quello successivo, augurandoci che sia almeno più proficuo. Più proficuo di quel lasso di tempo che ormai è già passato; lo abbiamo lasciato alle spalle per sempre senza averlo nemmeno vissuto. Lo abbiamo sprecato, buttato via come qualcosa che non valeva la pena di vivere: “Ammazzare il tempo, invece di impiegarlo come la vera sostanza della vita vissuta e non semplicemente trascorsa, è senz’altro il peccato dei peccati.” così scriveva Bernard Berenson in Echi e riflessioni.

Si vive dunque guardando oltre, tutti come comparse di un film, coinvolti in dei ruoli che non sentiamo appartenerci veramente e di cui però ne siamo noi stessi gli artefici.

Basterebbe un momento, uno solo, per fermarci in un “a tu per tu” davanti allo specchio e per riflettere più in profondità, oltre alla nostra stessa immagine.

Natino Chirico indossa per noi gli abiti di un Oscar Wilde in positivo e laddove Dorian Gray constata di invecchiare osservando il suo ritratto, Natino riscopre i volti delle persone per creare opere d’arte in cui il tempo si ferma piacevolmente, senza nuocere a niente e a nessuno. Chirico lancia un monito fatto di arte, poesia e tanta passione per il suo lavoro che non si esaurisce mai nel puro atto decorativo. Attraverso i suoi ritratti impariamo ad osservare più noi stessi, a rivederci attraverso di essi, avendo cura di mantenere vivo l’interesse per la nostra individualità. In un ritratto sono tante le cose che si possono raccontare: esiste una chiave di lettura nella “gestualità” perfino delle espressioni di un viso e nelle più minime e impercettibili modifiche dei suoi lineamenti. Un ritratto è in grado di rivelare gli stati d’animo più reconditi: un sorriso non necessariamente nasce da un momento di gioia interiore; una lacrima spesso ci stimola a ricercarne la causa nel bene o nel male, uno sguardo che ammicca potrebbe sì essere stato accecato da un raggio di sole, ma anche dal peso dei propri pensieri. Natino Chirico inizia questa nuova fase pittorica, ritraendo amici e conoscenti, gente comune, uomini e donne professionisti intraprendenti, per poi approdare ai volti noti del mondo del cinema. Nel 1997 realizza la prima mostra “Omaggio a Totò” con cui riscontra un grande successo non solo tra i suoi collezionisti abituali ma anche tra personalità inaspettate come la splendida Sophia Loren che acquista il suo primo ritratto.

Da qui oggi, la scelta voluta di ritrarre i volti di personaggi noti contemporanei del mondo della televisione e dello spettacolo, che nasce dalla frequentazione del Circolo Sportivo Due Ponti, dove l’idea del tempo torna in parte a farsi giustizia, come in una sorta di Purgatorio dantesco in cui le anime attendono il momento propizio per raggiungere il Paradiso dove il tempo torna ad essere scandito secondo un ritmo più umano e soprattutto vivibile.

Chirico ritrae i volti dei suoi personaggi come fossero delle inquadrature di grandi primi piani, liberando finalmente queste personalità dai flash dei paparazzi e sottraendoli dalle luci del palcoscenico. Li sorprende volutamente in atteggiamenti spontanei, non imposti da un copione e non richiesti da un contesto mondano e formale. Con il pennello l’artista cancella l’effimero e lascia spazio alla purezza di uno sguardo, alla sincerità di un sorriso, ma ne sa cogliere anche le incertezze svelate da un sopracciglio per un istante non più in asse con l’ovale del volto, come quelle di un labbro appena morso dal dubbio. E’così, attraverso la pittura, la più nobile delle espressioni artistiche, Natino fa della bellezza un dato oggettivo lasciando il fruitore libero di coglierla in tutta la sua totalità.

Il realismo sta alla verità come la verità sta alla purezza e la purezza alla libertà. In quest’ultima risiede la forza più indistruttibile e più agognata dall’uomo.

Concedersi un po’di purezza è sinonimo di forza: sapersi denudare di fronte alle tante impalcature imposte dalla società, svelarsi volutamente al mondo così come si è e con le proprie debolezze, è una dimostrazione di forza interiore che risiede nella propria libertà di comportamento, non condizionato da meccanismi lontani dalle proprie passioni individuali.

Libertà e forza interiore servono insieme a combattere i rischi a cui si va incontro, nel tentativo di non soccombere ai sistemi preesistenti e non condivisi dal profondo del nostro io. La libertà sta in questa capacità del sapersi accettare senza temere né il giudizio altrui né un probabile destino già segnato, e a voler con umiltà ribaltare tutto per ricominciare da capo, puri e liberi come bambini. Non è un make-up ben fatto o una pettinatura all’ultima moda a renderci piacenti, ma è l’attenzione che Chirico volge alla necessità più intrinseca di realismo, così come lo ricerca scevro da sovrasrutture, che rende l’opera un’opera d’arte senza bisogno di altri aggettivi.